Footprints of War
Genere: documentario
Anno: 2013
Durata: 44’
Regista: Max Mönch
Voci narranti: Scott Joseph Martingell, Steve Taylor
Produttore: Gregor Streiber
Casa di produzione: ZDF, Phoenix, Werwiewas Medienproduktion
Grafica digitale e infografiche animate: Atelier Hurra per la casa di produzione Werwiewas Medienproduktion
Fotografia: Robert Cöllen e Philip Vogt
Trailer: https://www.youtube.com/watch?v=UrbKu1HBkno
Premi: il film ha riscosso un ottimo successo nei festival cinematografici dedicati all'ambiente, vincendo tra l'altro il premio come miglior mediometraggio alla 17ª edizione del Festival CinemAmbiente di Torino nel 2014.
Il regista
Il regista e sceneggiatore tedesco Max M. Mönch si dedica principalmente alla realizzazione di documentari d'inchiesta geopolitici, storici e scientifici.
Dopo Footprints of War, citiamo:
- Kaputt (2016): un cortometraggio d'animazione documentaria acclamato dalla critica, che raccoglie le testimonianze delle prigioniere politiche detenute nel carcere femminile di Hoheneck, nella ex Germania Est (DDR).
- Kings in Paradise: The Vieques Case (2017): un'opera incentrata sulle lotte geopolitiche e ambientali legate all'isola di Vieques, utilizzata a lungo come poligono di tiro militare.
- Comrades & Cash (2018): un documentario d'inchiesta focalizzato sugli accordi economici segreti e i flussi di denaro che attraversavano la Cortina di Ferro durante gli anni della Guerra Fredda.
Mönch non è un regista da "red carpet" o da gossip hollywoodiano: le notizie sul suo conto sono strettamente legate alle messe in onda dei suoi lavori su emittenti culturali europee come ZDF e Arte, oppure alla sua attività di autore e produttore indipendente focalizzato sui diritti umani e sulla memoria storica del Novecento.
Il film
L’opera di Mönch analizza l'immenso e devastante impatto ecologico e ambientale delle guerre moderne e delle attività militari globali, tracciando una linea storica che va dalla Prima Guerra Mondiale fino al primo decennio del 2000.
Gli attacchi militari hanno conseguenze allarmanti e durature sul nostro ecosistema. Dai territori contaminati dalle radiazioni ai milioni di tonnellate di munizioni abbandonate nei nostri oceani, fino ai cumuli di scorie tossiche, l'impronta ecologica delle attività belliche è mastodontica: si stima che la macchina militare moderna sia responsabile del 10% delle emissioni globali di carbonio.
Il documentario viaggia intorno al mondo e indietro nella storia, partendo dai campi di battaglia della Prima Guerra Mondiale – considerati la vera e propria culla del moderno "ecocidio" – per svelare l'entità di questo disastro ambientale silenzioso. Infatti già dopo l'armistizio del 1918 e la conclusione della Prima Guerra Mondiale, in assenza di protocolli ambientali e spinta dalla necessità di una rapida smilitarizzazione, si diffuse la pratica di smaltire le eccedenze belliche scaricandole in mare.
Attraverso un'inchiesta investigativa sul campo, il regista ci accompagna nei luoghi in cui la natura è ancora sotto il fuoco incrociato del passato:
- Norvegia e Russia: un ufficiale di sottomarini sovietico rivela uno dei segreti meglio custoditi della Guerra Fredda: lo stato dei complessi nucleari sommersi.
Vietnam: gli scienziati analizzano la devastazione chimica causata dall'Agent Orange, una contaminazione da diossina che persiste da oltre mezzo secolo.- Costa canadese: un veicolo subacqueo pilotato da remoto esplora i fondali marini, portando alla luce i "punti caldi" in cui le tossine militari stanno avvelenando la fauna.
- Mar Baltico: la telecamera documenta i resti di un relitto tedesco della Seconda Guerra Mondiale ancora carico di armi chimiche pronte a corrodersi.
- Caraibi: un'isola paradisiaca mostra le scioccanti ferite accumulatesi in cinque decenni di continui addestramenti ed esercitazioni militari a fuoco vivo.
Footprints of War è, in definitiva, un duro scontro visivo e concettuale tra due logiche opposte: la logica della forza e del conflitto armato contro la logica della vita e dell'equilibrio planetario.
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